Secondo la tradizione, la chiesa di San Michele in Insula viene edificata dove originariamente sorgeva una piccola cappella, costruita in seguito all’editto di Costantino, nel 313, con cui l’imperatore concesse la libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero Romano. Menzionata al tempo del Vescovo Eusebio, nel VI secolo è quasi totalmente distrutta per essere ricostruita nell’VIII secolo.
Nel XII secolo San Michele è una chiesa plebana, ricordata nella lista delle pievi vercellesi. Agli inizi del ‘500 si presentava in grave stato di degrado. Gli Spagnoli ne iniziano la demolizione per evitare il possibile ricovero dei Francesi. Nel 1568 il vescovo Aldegatto di Casale Monferrato ordina di ricostruire la chiesa. La facciata, riedificata nel XVIII Secolo, è la parte quasi più recente. Davanti alla porta d’ingresso uno spazio aperto delimitato da colonne, il nuovo protiro, risalente al 1845.
Lo spazio interno è organizzato in tre navate, divise da pilastri ottagonali, ognuna delle quali termina con un’abside semicircolare. La navata centrale è rialzata rispetto a quelle laterali, dalle quali è separata mediante una serie di arcate a tutto sesto, realizzate in mattoni a vista. L’abside conserva alcune scene affrescate, tra cui si identificano chiaramente un San Michele Arcangelo e un’Ultima Cena. La datazione degli affreschi presenti sulle pareti della chiesa non è certa. È verosimile che siano stati realizzati nell’XI-XII secolo quando viene in parte ricostruito l’edificio ma potrebbero risalire a un periodo anche precedente e di poco successivo alla fase costruttiva dell’VIII secolo.


